PER FREELANCE CHE SI RICONOSCONO IN QUESTO

Ti accendi. Lavori a pieno ritmo. Poi crolli, e ricominci sempre da capo.

Ti sei formato, hai investito tempo ed energie, sai il fatto tuo. Eppure ti senti sopraffatto dal carico quotidiano, ti accendi e poi ti areni, e dubiti delle tue capacità anche quando stai facendo tutto giusto. Se questo ciclo ti è familiare, il problema non è la tua forza di volontà: il tuo sistema nervoso probabilmente funziona in un modo specifico, che ha un nome preciso.

Chi sono le Persone Altamente Sensibili (PAS)

Una definizione chiara, prima di tutto.

Le Persone Altamente Sensibili (PAS), in inglese Highly Sensitive Person (HSP), sono individui con un tratto chiamato Sensory Processing Sensitivity (SPS): il sistema nervoso elabora gli stimoli, sensoriali, emotivi, sociali, in modo più profondo e completo rispetto alla media.

Il tratto è stato descritto per la prima volta negli anni '90 dalla psicologa americana Elaine Aron. Le ricerche stimano che riguardi circa il 15-30% della popolazione, in modo uniforme tra uomini e donne: circa 7 PAS su 10 sono introverse, ma 3 su 10 sono estroverse.

L'alta sensibilità non è una patologia, un disturbo o una debolezza da correggere. È una caratteristica neutra del sistema nervoso: la stessa identica variazione biologica si osserva in oltre 100 specie animali diverse.

I 4 segnali del modello DOES

Il modo più semplice per riconoscersi, secondo il framework di Elaine Aron.

D · Depth of processing

Profondità di elaborazione

Rifletti a lungo prima di decidere, noti dettagli e collegamenti che ad altri sfuggono, ti fai domande che quasi nessuno si pone. Non è lentezza: è profondità.

O · Overarousal

Sovra-stimolabilità

Ambienti rumorosi, giornate piene di impegni e troppi stimoli contemporaneamente ti saturano più in fretta rispetto alla media, e ti serve tempo da solo per recuperare.

E · Emotional intensity

Empatia ed emotività intensa

Provi le emozioni, tue e altrui, in modo viscerale. Percepisci lo stato d'animo delle persone intorno a te quasi senza che parlino, e i film o le storie ti coinvolgono profondamente.

S · Sensory sensitivity

Sensibilità agli stimoli sottili

Noti sfumature che altri non colgono: una luce troppo forte, un tessuto che dà fastidio, un cambio di tono nella voce di chi hai davanti. Il tuo sistema percettivo lavora "a volume più alto".

Come si traduce nel lavoro da freelance

Se lavori in proprio, alcuni di questi segnali probabilmente li conosci già.

Molte PAS scelgono il lavoro autonomo proprio per la libertà che offre: nessuno controlla ogni tuo passo, e puoi organizzare il tempo secondo il tuo ritmo. Ma la stessa sensibilità che è una risorsa (intuito, cura del dettaglio, empatia con clienti e collaboratori) espone anche a rischi specifici. Lavori, consegni, e sembra sparire tutto: ricominci sempre da capo. Quando sei pieno di impegni non riesci a pensare a nient'altro, quando ti fermi arriva l'ansia. Vedi persone che sembrano cavarsela con meno sforzo, e non capisci perché a te costi così tanto.

Il punto non è correggere questi tratti. È costruire un modo di lavorare, nella vendita, nell'organizzazione, nella comunicazione, che parta da come funzioni davvero tu, invece di adattarti a metodi pensati per un sistema nervoso diverso dal tuo.

Come lavoriamo davvero

Non una lista di tecniche: un percorso che parte da come sei fatto, non da un problema isolato.

Si parte da come sei fatto, non da un obiettivo

Prima ancora di parlare di vendita o produttività, capiamo cosa ti toglie energia e cosa te la dà davvero: un audit onesto di come funzioni, non un questionario standard.

I tuoi valori come bussola

Quando lavori contro un tuo valore, anche senza saperlo, è lì che nasce il crollo, non nella mancanza di disciplina. Dire sempre sì, scontare il prezzo appena senti resistenza: spesso è un valore che stai tradendo, non un errore da correggere.

Obiettivi che partono da oggi

Non un piano fisso deciso alla prima chiamata: cambiano se cambi tu, e si aggiornano sessione dopo sessione in base a quello che succede davvero, che si tratti di comunicare il tuo valore, gestire l'energia o dire no senza sensi di colpa.

Un check quotidiano, non un esercizio da fare una volta

Quando ti accorgi di essere scarico o di agire per impulso, ti fermi e ti chiedi perché: ho dormito bene? È successo qualcosa che mi preoccupa? Una pratica che si ripete ogni volta che serve, che aiuta anche a riconoscere la tensione nel corpo prima che diventi un crollo.

Una storia vera

"Il mio sistema nervoso si era rilassato, per cui la parte creativa è venuta fuori."

Giusy · guarda la videorecensione su YouTube →

Domande frequenti su coaching e PAS

Le Persone Altamente Sensibili (PAS), o HSP (Highly Sensitive Person), sono individui con un tratto chiamato Sensory Processing Sensitivity (SPS): elaborano gli stimoli in modo più profondo rispetto alla media. Il tratto è stato descritto per la prima volta dalla psicologa Elaine Aron negli anni '90 e riguarda circa il 15-30% della popolazione, in modo uniforme tra i generi.

Non serve una diagnosi: l'alta sensibilità non è una patologia. Il modo più semplice è riconoscersi nei 4 tratti del modello DOES (Profondità di elaborazione, Sovra-stimolabilità, Empatia ed emotività intensa, Sensibilità agli stimoli sottili) descritti in questa pagina, ed eventualmente fare il test di autovalutazione ideato da Elaine Aron.

Sì, è uno dei pattern più comuni tra le PAS che lavorano in proprio. Il sistema nervoso si sovraccarica più in fretta della media, e senza strumenti adatti il ciclo tende a ripetersi. In coaching lavoriamo proprio per interrompere questo schema, partendo da come funzioni davvero tu.

Sì. Mirko lavora in particolare con freelance e professionisti che si riconoscono come Persone Altamente Sensibili, con un metodo pratico e privo di teoria fine a se stessa, pensato per chi ha bisogno di lavorare con la propria sensibilità, non contro di essa.

Sì. Il coaching non tratta patologie e non sostituisce un percorso terapeutico: lavora su obiettivi concreti (gestione del tempo, vendita, comunicazione, direzione professionale), partendo dal presupposto che l'alta sensibilità è una caratteristica da conoscere e valorizzare, non un problema da curare.

Sì. Il burnout da lavoro autonomo, soprattutto nelle persone altamente sensibili, nasce spesso da un sovraccarico non riconosciuto in tempo. Il coaching lavora su organizzazione, confini personali e gestione dell'energia per interrompere il ciclo prima che diventi cronico.

Sì, coaching e psicoterapia possono coesistere: lavorano su piani diversi. Il coaching si concentra su obiettivi pratici e professionali nel presente, senza sovrapporsi a un eventuale percorso terapeutico in corso.